
Il nuovo Pd provinciale: quasi una “riserva indiana” nella quale esiliare i dissidenti. Esclusa la dialettica interna. Si è. scelta la strada della non comunicazione con le minoranze.
In questa ottica, sempre per scelta di chi detiene – sulla scorta di un malinteso senso e di una cattiva interpretazione del concetto di democrazia – gli strumenti decisionali, ben si è ritenuto di cominciare a delimitare gli spazi di una riserva indiana nella quale confinare i cosiddetti “dissidenti” che, sempre d’avviso chi s’intende di gestione, vanno ritenuti e tenuti al di fuori delle ben troppo importanti cose amministrative.
Si tratta davvero di un’impostazione, che sembrerebbe condivisa dalla Segreteria Provinciale e dalla Presidenza della Provincia, che non tiene in alcun conto il significato della politica di un grande partito e la necessità di salvare gli aspetti di dialettica interna ai fini di una complessiva crescita, cosa ben diversa dall’amministrazione.
Per dirla breve, un partito che si rispetti riconosce e tutela le minoranze ovvero il pensiero dei non allineati, riconoscendo agli stessi, almeno ciò che rappresentano in termini di consenso. Il ragionamento non è algebrico, ma semplicemente di rappresentanza democratica. Chi si discosta da questi principi avvia un percorso assolutamente al di fuori delle regole del Pd.
Peraltro, la mancata interlocuzione con tutte le rappresentanze elettive determina un deficit di comunicazione, anch’esso singolare per un partito che comunque si ricollega alle espressioni di consenso di grosse fette della popolazione nazionale.
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