Consiglio Regionale – Piano Case, Stellato: “In provincia di Caserta esistono aree già individuate, i vecchi contenitori industriali ormai inglobati nella struttura cittadina. Non si tratta di una normativa di condono assoluto”.
Dopo varie vicissitudini, l’aula consiliare ha dato il via libera alla legge. Come già ampiamente discusso in questi mesi di attesa, si tratta di un provvedimento complesso, frutto e conseguenza di un più ampio accordo Stato-Regioni finalizzato, per un verso, al rilancio dell’economia, attraverso l’attività edilizia, e per l’altro, al recupero di aree ormai non più utilizzate e degradate all’interno dei centri urbani. Il provvedimento, come ormai si sa, costituirà un sicuro strumento per supportare la ripresa dell’economia, e per consentire, anche nei nostri centri, il recupero di interi comparti edilizi, purché infrastrutturali, non più utilizzati, e che pertanto costituiscono dei sostanziali vuoti urbani.
“E’un provvedimento molto serio, se la sua valenza verrà compresa dalle singole amministrazioni potrà essere un punto di partenza per il riassetto urbanistico – illustra il Consigliere Regionale Giuseppe Stellato – se queste, unitamente a soggetti privati, potranno cogliere il valore innovativo di tale corpo normativo, la ricaduta favorevole sui territori potrà essere di percezione immediata e concretamente visibile. In provincia di Caserta esistono ovviamente aree già individuate, rappresentate da tutti quei vecchi contenitori industriali ormai inglobati nella struttura cittadina. Per un’individuazione concreta, ad ogni modo, è necessario una verifica capillare di tutti i presupposti.
Rassicuriamoci, le modalità previste di intervento sono in grado di evitare momenti di aggressione al territorio, ove si consideri che vi sono alcune esclusioni oggettive d’intervento, così come è rimessa alle amministrazioni la facoltà di escludere alcuni ambiti territoriali dalle applicazioni della legge. La legge passa infatti attraverso la concessione edilizia e i comuni avranno il controllo del territorio le amministrazioni possono dunque escludere dal Piano Case quei soggetti che non rientrano nei criteri stabiliti. Per meglio comprendere: la durata della legge è di 18 mesi, durante i quali, i soggetti interessati potranno avanzare alle amministrazioni competenti, le relative istanze. L’aspetto più delicato dell’intera legge riguarda l’articolo 5 che consente, come già anticipato, azioni nelle aree degradate, ovvero in quelle zone industriali dismesse. In tali casi l’intervento sarà subordinato però all’ individuazione di una percentuale significativa di interventi da destinare ad edilizia sociale o convenzionata. Come si vede, si tratta di un’ottima opportunità sulla quale investire nel futuro dei nostri centri. La prima tipologia d’intervento prevede l’incremento, entro il 50% dei volumi edilizi esistenti per gli interventi di demolizione e ricostruzione e comunque per immobili non superiori ai mille metri cubi.
La seconda va a coniugarsi con l’esigenza di riqualificare aree attualmente inutilizzate o comunque in grave degrado complessivo, in aree con dimensioni che non superino i 15mila mq e comunque, come suddetto, in questo caso la Regione deve riservare il 30% di questi interventi all’edilizia sociale: è dunque questa seconda categoria di operatività che creerebbe maggiori preoccupazioni, anche se, va detto, che una corretta gestione di queste aree, consentirà di superare ogni perplessità Le polemiche? Si certo, se n’è fin troppo parlato, ci sono state come per ogni decisione riguardante una legge così importante, ma in questo caso, la risoluzione definitiva è stata assolutamente bipartisan e ha trovato d’accordo destra e sinistra.
Ricordiamo comunque ancora una volta ai cittadini che non si tratta di una normativa di condono assoluto, rappresenta invece una valida e imperdibile opportunità che richiede anche impegno ed intelligenza nelle scelte operative.”.
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