
Stellato, capolista per il capoluogo: “Avremo l’unità, la diversità è un bene per il Pd, non è questo che fa frammentazione: a Caserta spetta un’autonomia politica rinviata da troppo tempo”.
Dopo la presentazione delle liste per la mozione Bersani, sabato 17 ottobre a Caserta, c’è ovviamente fermento. Lanciati gli inviti all’unità e gli appelli contro la frammentazione manca davvero poco alla scelta definitiva dei nomi che ci rappresenteranno alla guida del partito a livello nazionale, regionale e di conseguenza provinciale. Giuseppe Stellato, capolista per il collegio di Caserta, rimarca ancora motivi e incongruenze di un partito sempre innegabilmente in lotta con sé stesso ma vitale grazie alle sue componenti e pronto a ripartire.
Ciò premesso, la scelta di Caserta potrebbe meravigliare, atteso che il mio collegio, com’è noto, è Santa Maria Capua Vetere, invero, mi fa piacere poter sottolineare che in qualità di consigliere regionale, l’intera provincia di Caserta è il mio collegio. E’ innegabile certo, il legame con il territorio sammaritano, per motivi di professione e di formazione politica, nonché personali, ma ciò non individua nella città di Santa Maria l’unica area territoriale di riferimento. Peraltro, come più volte ribadito a mezzo stampa e com’è risaputo tra gli addetti ai lavori, la mia candidatura, espressione dell’ area politica che fa capo ad Enrico Letta, si è resa possibile grazie all’intesa raggiunta con tutti gli amici che condividono questo percorso, sia nei centri ricadenti nel collegio 1 (Caserta), che quelli appartenenti al collegio 2 (Aversa-Santa Maria). In particolare per quanto riguarda il collegio di Caserta, la sintesi è stata raggiunta dopo ampia consultazione con Chicco Ceceri, Antony Acconcia, Vincenzo Mataluna e tutti gli altri che hanno condiviso questa impostazione.
Stiamo lavorando sul territorio, spiegando le ragioni della nostra scelta e tentando di convincere gli elettori della validità della nostra proposta politica. Per quanto mi riguarda mi auguro che il post-primarie preluda al congresso del 26 e 27 novembre in cui si possa aprire un confronto che parta dall’esame completo delle esigenze del nostro territorio e non da mere logiche divisionali che fino ad oggi hanno determinato – e purtroppo non sempre in maniera positiva – lo stesso orientamento delle azioni di governo. A livello territoriale, resto sempre della fortissima convinzione che soltanto con il congresso provinciale a novembre vedremo se realmente la politica a Caserta ha raggiunto i livelli di autonomia, di cui sopra, o se invece continua ad aver bisogno di tutori esterni”.
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INTERVSITA A TG LUNA (WWW.LUNASET.IT)
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