martedì 2 dicembre 2008

Mezzogiorno, Federalismo, Bennato, Costituzione e Regno delle 2 Sicilie...


Se n’è discusso al Teatro Garibaldi. Momenti di riflessione e confronto importanti ma anche qualche fuori programma: il sindaco Giudicianni ha salutato in sala l’inaugurazione del casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere, Il parlamentare del Pd, Stefano Graziano ha commentato con la platea il provvedimento varato ieri dal Governo centrale.

Nella splendida cornice del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere si è svolto sabato pomeriggio (29 novembre) il primo appuntamento della serie di incontri previsti dall’Ufficio Comunicazione e Promozione consiliare dell’onorevole Giuseppe Stellato. Mezzogiorno e Federalismo, un dibattito pubblico che si è avvalso della partecipazione di convenuti di spessore, ma anche della cittadinanza. Erano presenti al tavolo dei relatori: Lorenzo Chieffi, Preside Facoltà di Giurisprudenza della Sun, Carmine Crisci, Segretario provinciale della CISL, Mario De Biasio, Direttore sanitario dell’ASL Napoli 3, Giancarlo Giudicianni, Sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Michele Vigliotti, Dirigente dell’ITC “L. Da Vinci” di S. Maria Capua Vetere, nonché lo stesso Giuseppe Stellato, Consigliere regionale del Pd, e il parlamentare casertano del Pd, Stefano Graziano; in platea l’assessore provinciale al Bilancio, Franco Capobianco. Ha moderato l’incontro la giornalista Maria Beatrice Crisci. Il convegno si è aperto con la lettura, da parte degli studenti dell’Istituto Da Vinci, degli articoli della Costituzione, momento di riflessione sull’importanza della nostra Carta Costituzionale, che ha ben introdotto l’argomento tra il relatori. Di seguito le relazioni in ordine di intervento :

Giancarlo Giudicianni: “Oggi sono orgoglioso di annunciarvi, che dopo lunga attesa e lavori impegnativi, si è inaugurato il casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere. Intervento necessario quanto mai, anche in vista della politica di programmazione territoriale. E non è finita qui, quest’opera vedrà coinvolti altri eventi che in seguito vi comunicherò, per esempio, uno su tutti, subito fuori al casello vedremo realizzata un’opera in bronzo dell’arco Adriano che rappresenta la nostra città e la nostra gente . Dopo questa notizia, oggi essere presente qui per parlare di Federalismo mi fa particolarmente piacere, è questa una giornata importante, perché i venti che arrivano dal nuovo governo ci fanno presagire un futuro non roseo ma noi, come cittadini, come politici e come amministratori locali dobbiamo reagire. Siamo in una città che in passato ha dato tantissimo anche in termini di sangue. Parlare di federalismo qui, diciamola tutta, è come bestemmiare in una chiesa; noi siamo sempre stati per l’unità d’Italia, ci siamo battuti per questa ed ancora oggi l’auspichiamo. Federalismo dunque, che non significhi spaccatura, ma autonomia.”


Lorenzo Chieffi: "Questa iniziativa va inserita in un percorso volto a diffondere i principi della nostra carta costituzionale in cui noi ci stiamo impegnando anche con le scuole. Al Parlamento in questi giorni

Si sta discutendo l’attuazione dell'art.119 della carta Costituzionale che riguarda l’autonomia tributaria dei territori più svantaggiati, manca ancora un importante pilastro sulle Camere del Mezzogiorno.

Un convegno del genere dovrebbe incentrarsi sull’autonomia, unità e indivisibilità della Repubblica, solidarietà e uguaglianza. Non è che il federalismo costituisca una parola da demonizzare, è inevitabile che noi andiamo verso un rafforzamento delle responsabilità regionali, a condizioni che questo vada verso una migliore gestione degli amministratori locali. Perequazione non deve assolutamente corrispondere ad assistenzialismo, l’obiettivo che dobbiamo realizzare è una migliore amministrazione della Cosa Pubblica. L’esigenza di rafforzare le regioni deboli è connaturata alla nostra società dunque Federalismo dovrebbe costituire un'occasione, una opportunità; i parlamentari meridionali dovrebbero essere comunque oggi in grado di rappresentare le esigenze fiscali di questo territorio..."

Carmine Crisci: “Purtroppo oggi non possiamo affidare la nostra causa a quanti ci rappresentano in Parlamento, non esistono più infatti i parlamentari meridionali ma gli assunti a tempo determinato che non riescono ad essere autonomi ma sono sottoposti a quanto dice praticamente il “datore di lavoro”. Detto questo io m’immagino in una Italia con 20 regioni, cosa potrebbe significare uno stato federale. Il Federalismo laddove funziona è cosa buona ma non può funzionare in un paese così composto, dunque credo che in una fase come questa per il nostro paese, sia stato pensato per spaccare in due il paese. Se solo pensiamo che tutte le aziende che sono passate per il mezzogiorno hanno sperimentato qui le produzioni e poi hanno trasferito al nord tutto con i soldi avuti dalla Cassa del Mezzogiorno. Tante aziende che sono andate via dalla provincia di Caserta, non sono andate via perché è finito il ciclo, ma hanno preferito sperimentare qui la produzione e poi trasferire altrove. E’ arrivato dunque il momento di portare il progetto Caserta all’attenzione del Governo. In provincia di Caserta l’anno scorso si sono laureati circa 4000 ragazzi, la previsione di impiego per il prossimo biennio è di 380 ragazzi. Se questo è e questo sarà ci sentiamo davvero scoraggiati. Barista, carpentiere, perito meccanico, perito elettronico, sono queste le uniche richieste di occupazione in questo territorio. Chiediamo dunque alle amministrazioni locali attenzione e responsabilità: molte accuse che ci vengono rivolte infatti riguardano la cattiva amministrazione dei fondi. In chiusura dico che noi non possiamo seguire il percorso che si è immaginato la Lega, la storia ci ha insegnato che questo modello ci ha fatto andare avanti per secoli portando il nostro popolo ad un meritato modello di democrazia”.

De Biasio: “E’ indubbio che uno dei grossi problemi oggi, sia trovare il giusto equilibrio tra la nostra Carta Costituzionale e i nostri enti istituzionali, senza che il concetto di assistenza sanitaria sia uguale solo ad assistenzialismo. In sanità la richiesta è infinita. L’Oms oggi ha riconosciuto all’Italia il primo posto in fatto di assistenza sanitaria, purtroppo in questi tempi dobbiamo assistere ad una difficoltà enorme soprattutto dopo gli ultimi tagli ai Dea, per esempio una Tac ed una Risonanza non potrebbero essere più effettuati ad un Dea. Il paese va incontro ad una vera e propria crisi fiscale, la scorsa manovra economica ha tolto alla sanità quasi 5 miliardi di euro. La questione meridionale è ancora più critica. Ciò di cui si parlava, la solidarietà, l’uguaglianza costituzionale non sono più applicabili.Il federalismo, dunque, in questo caso, va contro ai cittadini: s' incrementa sempre di più l’elemento di mobilità sanitario, vale a dire i cosiddetti viaggi della speranza. Un fenomeno che deve essere assolutamente bloccato perché non aiuta la sanità regionale. Il sud non ha bisogno dell’assistenzialismo ma di forti investimenti, anche la spesa del Mezzogiorno deve indirizzare le risorse dove servono e non dove ci sono gli interessi più forti”.


Vigliotti. L'intervento del dirigente dell’Itc Leonardo Da Vinci è protagonista di un post unico, a cui vi rimando: http://giuseppestellato.blogspot.com/2008/12/anncora-al-garibaldi-i-primati-del.html, una sintesi interessantissima della storia del Regno delle Due Sicilie: “La dobbiamo smettere di sentirci gli ultimi d’Europa, altro che federalismo, sentite invecequanti primati ha avuto il Regno delle Due Sicilie…..(continua al post) E infine il Preside Vigliotti ha chiosato sulle nefaste conseguenze che il Federalismo fiscale avrà per la scuola nel nostro Mezzogiorno: "Cosa significherà il Fedralismo al Sud? Beh, non è difficile prevederlo e non è una buona notizia, rappresenterà ciò che ha sempre auspicato Confindustria, vale a dire scuole al traino degli enti locali e delle aziende, dove vorranno non laureati, ma soltanto tecnici, non menti che ragionano ma che seguono al soldo delle aziende".

Stefano Graziano: Non solo questo è un dibattito attuale ma questo sarà il tema degli ultimi mesi nel nostro paese. Il succo in realtà è che ci sono quelli che pensano di poter trainare un po’ di soldi in più al nord prendendoli dal sud. Ieri sono stato l’unico a dettare alle agenzie una dichiarazione in cui ho detto che nel provvedimento del governo non c’è una sola azione per il Mezzogiorno. Certo, anche noi dobbiamo adeguarci alle sfide che ci si presentano davanti, ma il problema è come farlo. Sono contrario a questa logica federalista, non per partito preso, ma per un semplice concetto, perché la Padania non ci rappresenta, e non può decidere il corso della storia economica italiana. E poi c’è il drammatico argomento del controllo della spesa: non esiste un solo paese al mondo che possa dire che un paese cresce se non cresce la parte più debole dell’intero territorio. Abbiamo una classe dirigente che, nel complesso, non regge l’impatto con le vere problematiche del paese e del Mezzogiorno, come potrebbe gestire uno stato federalista? In questo momento invece è proprio il contrario che ci serve, abbiamo bisogno di una grande unità. Questo tipo di federalismo non è utile alla nostra regione. Un esempio su tutti, la Reggia di Caserta è un esempio di federalismo al contrario: il nostro monumento fornisce allo stato circa 2 milioni di euro di introiti annui, lo Stato gliene ritorna nemmeno 200mila in fatto di fondi”.

Giuseppe Stellato: “Il punto centrale per comprendere il federalismo va anche e soprattutto alla questione normativa di questo aspetto. Non sono un federalista convinto, il principio dell’unità della nazione per quanto mi riguarda è quello che va salvaguardato sopra tutto. Quale deve essere allora la linea di lettura del federalismo ed il livello di attenzione di chi è preposto alla tutela dei territori? Il punto è di evitare che si creino, anche normativamente, dei meccanismi che creano un’Italia a doppia velocità. Dietro la riforma dell’art 5 c’è l’incapacità di un Partito Democratico che non ha saputo salvaguardare in quell’articolo il principio di solidarietà che è il principio fondamentale per salvaguardare i diritti dei cittadini. Noi di questo ci siamo occupati in Consiglio regionale e all’esito del nostro dibattito abbiamo inviato una serie di osservazioni al Parlamento per ravvisare che questa Regione aveva tutta una serie di perplessità sullo sviluppo della perequazione in vista di una possibile nuova Italia. Oggi non si parla più della questione meridionale, oggi si parla invece della questione settentrionale, che in definitiva dice che se il paese perde il contatto col resto d’Europa arretrerà del tutto, dunque se proprio il contatto deve restare che rimanga attraverso il meccanismo dell’avanzata delle regioni più progredite, da qui allo stato federale il passo è breve. Mezzogiorno e Federalismo, probabilmente parlare d’imposizione è un termine forte ma di certo è una riforma non adeguatamente valutata. Se noi svuotiamo di contenuto i livelli essenziali, il fondo perequativo sarà poca roba e quindi nessuna opportunità, nessuna possibilità di sviluppo. Caro Stefano tu che ci rappresenti, vigila che il nostro Mezzogiorno sia adeguatamente rappresentato e tutelato ”.


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HA CHIUSO IL CONVEGNO UN MINICONCERTO DI EUGENIO BENNATO IL QUALE, PRIMA DI INIZIARE L'ESIBIZIONE SI E' ESPRESSO SUL TEMA DEL DIBATTITO: "Cio di cui si parla in questa sede è di importanza estrema per la dignità, l''identità, e la salvaguardia di una grande tradizione artistica, intellettuale, socioculturale oggi purtroppo appannata ma pur viva, della nostra terra e della nostra popolazione. La gente, il popolo devono sapere quali sono e come si svolgeranno i cambiamenti., di qualsiasi natura essi sono o saranno. La mia musica vuole conservare i principi ed i valori di una tradizione di meraviglioso spessore qual'è la nostra".

L'artista si è poi esibito in un medley di brani tratti dalla sua ultima tournèè, accompagnato dal suo gruppo e da una vocalist-ballerina che ha offerto un magico spettacolo danzando a ritmo di "taranta". Ha chiuso la performance cantando il brano presentato quest'anno a febbraio e che identifica tutta la linea artsitica del lavoro di Bennato: Grande Sud



Eugenio Bennato

Fonda nel 1969 la Nuova Compagnia di Canto Popolare, all’epoca il primo e più importante gruppo di ricerca etnica e revival della musica popolare dell'Italia del Sud. Negli anni 70, la NCCP conquista i giovani e influenza considerevolmente gli artisti italiani che formano la famosa “Scuola Napoletana. Nel 1976 fonda MUSICANOVA e inizia un'attività autonoma di compositore con costante riferimento allo stile popolare. Nel 1998 fonda il movimento "Taranta Power" che, sulla scia di uno straordinario rinnovato interesse del grosso pubblico giovanile per il ritmo della Taranta rituale, propone nuove strade per la promozione della Taranta che sfruttino diverse forme di creatività artistica (musica, cinema, teatro). Nel 2001 fonda la “Scuola di Tarantella e danze popolari del Mediterraneo” a Bologna: la prima scuola in Italia attiva nel recupero, lo studio e la divulgazione delle danze popolari del Sud d’Italia. Nel 2002 la nuova tournée “Che il Mediterraneo sia” si concluderà con la partecipazione alla chiusura del Festival del Cinema Egiziano all’Opera del Cairo a dicembre 2004. Dopo aver percorso l’Italia e l’Europa con importanti e faticosi tour Eugenio Bennato ritorna al grande successo popolare con l’album “Grande Sud”. Questo album è uno strumento di comunicazione, un percorso di grande fermento creativo che affonda le sue radici nella tradizione.

www.tarantapower.it

Nessun altro personaggio meglio di Eugenio Bennato potrebbe rappresentare l’anima, le idee, le radici del nostro Sud, o come meglio lui lo chiama, il “Grande Sud”. Bennato ha sempre rappresentato la nostra terra – ha commentato il Consigliere Stellato quasi un’icona del nostro Meridione, averlo tra noi è la giusta cornice a questo incontro. La sua musica accompagna bene ogni tematica che sia incentrata sul Mezzogiorno. Riteniamo che la questione Federalismo sia di interesse generale, non di certo questione che si possa riferire solo ai politici o agli amministratori ma ai cittadini tutti, primi attori delle conseguenze che deriveranno dai prossimi cambiamenti.

Personalmente non credo che il federalismo fiscale possa essere la ricetta per il sud, da solo non potrà darci maggiori possibilità di quante ne possediamo in questo momento. Sicuramente invece sarà un’arma potente per le regioni più ricche. Ricordiamo che il sud non ha mai percepito dallo Stato Centrale più di quanto abbiano percepito le altre parti del paese e l’intervento straordinario è stato, diciamolo, un’ illusione anche numerica. La Campania attualmente è il fanalino di coda in quanto a qualità e quantità della spesa, ma dove vi sono carenze si dovrebbe intervenire migliorando e finalizzando la spesa pubblica. In questo senso, il piano di interventi speciali per il Mezzogiorno, vale a dire la programmazione 2008/2013 della Regione Campania, sta puntando ora sull’infrastrutturazione. E’ una scommessa essenziale, perché bisogna partire dalle strutture per creare un sistema”.

Il Dibattito pubblico su Mezzogiorno e federalismo è solo il primo di numerosi appuntamenti pensati ed organizzati dall’Ufficio Comunicazione e Promozione Consiliare di Giuseppe Stellato. I prossimi incontri avranno al centro tematiche fondamentali per il nostro paese: Scuola e Costituzione, Occupazione e Sviluppo, Valorizzazione del territorio, Integrazione sociale e culturale.

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