Gianfranco Fini, dalla festa del Pd di Firenze, risponde alla richiesta di Walter Veltroni di accelerare il ddl sul voto per gli immigrati alle amministrative. Avanzare la proposta di voto come fa il Pd, dice il presidente della Camera, "non è una sciagura", ma non può nemmeno essere considerata "criminale" la pretesa che si richiedano dei doveri agli stranieri.
"Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia - osserva Fini, che quattro anni fa aveva fatto la stessa proposta di Veltroni, spiazzando la sua An - non va visto né come ipotesi sciagurata ne' come garanzia assoluta di integrazione, perché va ricordato che alcuni stranieri hanno già il diritto di voto e sono quelli appartenenti ai 27 paesi dell'Unione Europea compresi quelli che, come Bulgaria e Romania, non hanno dimostrato una reale volontà di integrazione".
"Diritti e doveri vanno insieme" e come "non è criminale" chiedere i primi per gli immigrati, non lo è pretendere che questi rispettino dei doveri: "E i doveri sono avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi e pagare le tasse". "Questa discussione - dice ancora Fini - merita di essere approfondita ragionando non solo sul diritto di voto ma su tutto ciò che è acquisizione della cittadinanza. Pensare che l'integrazione sia garantita solo dal diritto di voto è illusorio".
Se dunque Fini assicura un approccio laico da parte del Pdl al tema dei diritti degli stranieri, chiede lo stesso approccio al Pd su tema dei doveri. E infatti invita il partito di Veltroni a non "criminalizzare" le iniziative del governo tese ad accertare l'identità dei minori (come quella sulle impronte digitali, ad esempio). Inoltre, secondo il numero uno di Montecitorio, questa impostazione va estesa anche agli altri temi nell'agenda della ripresa politica, a partire dalla riforma della giustizia su cui, dice, "sarebbe utile cercare di avvicinare le posizioni". "Mi auguro - aggiunge Fini - che ci si confronti seriamente, senza dare al dialogo un valore ontologico. Solo chi è insicuro delle proprie idee ha paura del confronto. Si dialoga e, se si trova l'intesa, si sottoscrive con convinzione. Se invece non la si trova, le elezioni servono per stabilire una maggioranza e un'opposizione".
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Gianfranco Fini ne parlò quando era vicepremier. Suscitando non pochi malumori nel suo partito. E ora Walter Veltroni prende carta e penna, e ricordando esplicitamente quella presa posizione, datata 2003, rilancia: anche gli immigrati votino per eleggere sindaci e presidenti di Provincia e Regione. "Lei stesso - scrive il leader del Pd a Fini - dimostrò sensibilità e apertura sulla possibilità che coloro che sono residenti in Italia da un certo numero di anni, anche se non in possesso della cittadinanza italiana, potessero esprimere il loro voto". "Nei prossimi giorni sarò primo firmatario di una proposta di legge costituzionale. E le chiedo fin d'ora, con questa mia lettera, di adoperarsi per consentire la sua più ampia discussione da parte della Camera dei deputati e di accelerarne quanto più possibile l'iter".
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